Cosa chiedere all’Europa e a noi stessi

I dati economici mostrano che siamo su un sentiero doloroso e pericoloso: il pil, dopo essere decresciuto del 2,4 per cento nel 2012, diminuirà quest’anno di un altro punto percentuale, mentre la disoccupazione supera l’11 per cento. La pressione fiscale va verso il 45 per cento, ma ciononostante il rapporto tra debito e pil supera il 127 per cento.
17 AGO 20
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I dati economici mostrano che siamo su un sentiero doloroso e pericoloso: il pil, dopo essere decresciuto del 2,4 per cento nel 2012, diminuirà quest’anno di un altro punto percentuale, mentre la disoccupazione supera l’11 per cento. La pressione fiscale va verso il 45 per cento, ma ciononostante il rapporto tra debito e pil supera il 127 per cento. Un terzo delle famiglie non riesce a coprire con il suo reddito i propri bisogni di consumo e il risparmio diminuisce, riducendo il suo apporto all’investimento. C’è dunque una deflazione con rischio di avvitamento. Abbiamo perciò bisogno di “flessibilità” negli obiettivi da raggiungere e nei modi per arrivarci. L’Italia si dovrebbe battere dunque, sin dal vertice europeo del 14 giugno, chiedendo a Bruxelles una politica di ammorbidimento dell’austerità, come accade per la Francia (dove pure si prepara una nuova stringente manovra fiscale, segnalava ieri il Monde). L’Italia dovrebbe poi invitare la Banca centrale europea a praticare una politica di reflazione: mantenere la stabilità monetaria, infatti, non comporta solo la lotta all’inflazione, ma anche alla deflazione che è il suo contrario. Arriva proprio da Francoforte un’altra indicazione su dove sia necessario, per l’Italia, trovare la “flessibilità”. La Banca centrale ha pubblicato uno studio dal quale risulta che, rispetto al 1999, la produttività del lavoro in Germania è aumentata del 20 per cento, in Francia di poco più del 2 e in Italia dell’1,5 soltanto. Per questo motivo lo sforzo principale per uscire dall’avvitamento sta a noi. Consiste nella flessibilità del lavoro che genera a cascata un aumento di competitività, del reddito, del credito, e che sfocia nella ripresa del pil, riducendo anche per questa via pressione fiscale e debito.